Continuano i controlli dei Carabinieri di Taranto in materia di circolazione stradale.


Continuano senza sosta i controlli straordinari sulla circolazione stradale disposti dal Comando Provinciale Carabinieri di Taranto in tutta la provincia jonica. Tale attività, con l’impiego degli uomini in servizio presso le cinque Compagnie Carabinieri della provincia, viene espletata attraverso un’incisiva e costante azione preventiva e repressiva, volta ad incentivare il rispetto delle norme che regolano la circolazione stradale.

CdG controlli carabinieri1

I controlli, mirati a sanzionare la guida indisciplinata di automobilisti, in questo particolare periodo dell’anno, riguardano anche i motociclisti, con lo scopo di accertare l’uso del casco protettivo, la regolare revisione, nonché la copertura assicurativa dei motoveicoli. L’obiettivo è garantire a residenti e vacanzieri, un’estate sicura, attraverso servizi espletati soprattutto nelle località ricadenti lungo la fascia costiera, luogo di maggior concentrazione di turisti, di giovani e di numerosi locali di intrattenimento, dove si riversa la movida soprattutto durante le ore notturne.

Nell’ultima settimana, 2 sono i soggetti denunciati in stato di libertà alla Procura della Repubblica del capoluogo jonico, di cui 1 per guida in stato di alterazione psicofisica da stupefacenti e 1 per guida in stato di ebbrezza alcoolica. In totale 105 sono state le contravvenzioni redatte a carico di indisciplinati utenti della strada e più specificamente: 7 le persone contravvenzionate per guida con patente revocata o mai conseguita, 7 per mancato uso delle cinture di sicurezza; 8 per l’uso durante la marcia di apparecchi radiotelefonici; 10 per mancato uso del casco; 21 per mancanza di copertura assicurativa, 16 per omessa revisione dei veicoli e 36 per altre violazioni in materia di Codice della Strada con il conseguente sequestro amministrativo di 29 veicoli, di cui 10 motoveicoli.

Sono stati controllati complessivamente 1.482 veicoli e 1.669 utenti della strada, ritirando in totale 15 tra patenti di guida e documenti di circolazione decurtando complessivamente 90 punti sulle patenti di guida. Analoghi servizi continueranno anche nei prossimi giorni.




Denunciato il titolare di uno stabilimento balneare sequestrato per lavori su area vincolata


cdG cc spiaggiaI Carabinieri della Stazione di Marina di Ginosa (TA) insieme al personale della locale Stazione del Corpo Forestale, nel corso di un servizio finalizzato alla prevenzione e contrasto dei reati in materia ambientale, hanno sottoposto a sequestro un’area sulle dune, dell’estensione di circa 400 mq , denunciando in stato di libertà alla Procura della Repubblica del capoluogo jonico, un 43enne di Castellaneta (Ta)  concessionario di uno stabilimento balneare in Marina di Ginosa,

I militari ed i forestali intervenuti hanno accertato la realizzazione, senza alcuna autorizzatorio, di lavori di spianamento in area sottoposta a vincolo paesaggistico nonché sito di interesse comunitario (SICpinete dell’arco jonico”), di fondamentale importanza ambientale anche per la funzione di contrasto del fenomeno della desertificazione.

CdG sequestro beach volley

Gli operanti ricevuta la notizia che in agro di quel comune, presso un lido, erano stati realizzati lavori di spianamento di una porzione di arenile, adiacente ad uno stabilimento balneare, che era stata persino recintata al fine di realizzare un campo da beach volley.

CdG sequestro spiaggiaCompletati pertanto i dovuti accertamenti, i carabinieri ed i forestali dopo essersi recati sul posto hanno accertato la veridicità della notizia appurando che conformazione ed ubicazione dell’intervento, eseguito su un’area del Demanio Marittimo, poteva essere suscettibile di funzionalità unicamente al lido gestito dal 43enne.

Tale bene appartiene allo Stato ed è destinato, per natura o per legge, al soddisfacimento di una funzione pubblica e per tali motivi i lavori eseguiti sull’area si configurano non solo come non autorizzati dalla normativa vigente in campo paesaggistico e ambientale ma realizzati senza alcuna finalità per il pubblico interesse.

All’esito dell’attività l’area in questione veniva sottoposta a sequestro.




Processo Escort: impugnata assoluzione ex procuratore di Bari Laudati accusato di abuso d'ufficio e favoreggiamento


nella foto, Cataldo Motta

nella foto, il procuratore Cataldo Motta

Il procuratore della Repubblica di Lecce, Cataldo Motta, ha presentato appello contro l’assoluzione dell’ex procuratore di Bari Antonio Laudati, ora sostituto procuratore presso la Direzione nazionale antimafia a Roma. Lo scorso 9 marzo scorso Laudati, era stato assolto dal Tribunale di Lecce dalle accuse di abuso d’ufficio e favoreggiamento personale per aver rallentato l’inchiesta della procura barese sulle “escort” portate tra il 2008 e il 2009 dal faccendiere barese Gianpaolo Tarantini nelle residenze dell’allora premier Silvio Berlusconi.

Antonio Laudati

nella foto Antonio Laudati

La sentenza di primo grado smentì quanto aveva sostenuto il procuratore Motta, che aveva chiesto la condanna di Laudati a 24 mesi di reclusione, e assolse con formula piena l’ex procuratore dall’accusa di abuso d’ufficio “perché il fatto non costituisce reato” e di favoreggiamento personale “perché il fatto non sussiste“.




Omicidio-esecuzione a Pulsano in provincia di Taranto


Alle 23  di ieri sera a Pulsano in via Monti Masseria Palumbo, dei killer hanno eseguito una vera e propria esecuzione a colpi di arma da fuoco esplosi contro Francesco Galeandro un pregiudicato di 47 anni, , mentre transitava a bordo di una “Smart”. La vittima dell’agguato  ha tentato di sottrarsi all’agguato, scappando a piedi nelle campagne circostanti,  ma inutilmente in quanto è stato colpito dai proiettili anche alle spalle cascando al suolo a pochi metri dal manto stradale dove è  deceduto.

CC omicidio pulsano

Sul posto sono giunti i Carabinieri della stazione di Pulsano, della competente Compagnia di Manduria affiancati dai militari del reparto operativo del Comando Provinciale di Taranto. Immediati, nella nottata, interrogatori e perquisizioni, nonchè rilievi da parte della sezione investigazioni scientifiche dell’Arma,. Richiesto l’intervento sul posto delle fotoelettriche dei vigili del fuoco per ispezionare il luogo del delitto dove sono stati eseguiti rilievi tecnici per reperire e repertare bossoli ed ogive. Gli accertamenti si sono protratti sino all’alba per avvalersi anche della luce del giorno.

 

 

 




Indagati 4 dirigenti della società di trasporto pubblico Ctp di Taranto a cui avevano sottratto 1 milione di euro


 

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nella foto il pm Maurizio Carbone

L’attività investigativa  della Guardia di Finanza di Taranto coordinata nelle indagini dal Sostituto Procuratore della Repubblica dr. Maurizio Carbone si è concretizzata nella disamina delle delibere aziendali riferite ai mandati di pagamento stipendiali, raffrontate con il contratto collettivo nazionale di lavoro dello specifico settore. E’ stato accertato che, dal 2005 al 2015, l’attuale direttore generale Cosimo Rochira, 66 anni; l’ex-direttore di esercizio Michele Ciccimarra, 66 anni;  il dirigente del settore economico Luigi Pacucci, 62, ed il dirigente del settore movimento, Giuseppe Portulano, 62 anni, dipendenti del CTP, il Consorzio pubblico di trasporti della Provincia di Taranto i quali disponevano, per le rispettive funzioni aziendali rivestite, dell’impiego di risorse finanziarie della società, si sarebbero indebitamente appropriati di somme di denaro non spettanti, attribuendosi maggiori emolumenti rispetto a quelli effettivamente dovuti per un maggior ammontare complessivo di circa 1 milione di euro, ed in quanto dirigenti della società a capitale pubblico sono stati pertanto configurati i reati di “peculato aggravato continuato, in concorso

CdG gdf berrettoSecondo le indagini della Guardia di Finanza tra le spettanze arbitrariamente aggiunte dagli indagati nei propri stipendi, figurava la voce “retribuzione variabile incentivante”, corrispondente ad un incremento lordo individuale compreso tra gli 870 ed i 1.620 euro mensili. Inoltre, nei confronti del Direttore d’Esercizio pro-tempore Michele Ciccimarra, è stata altresì appurata una indebita auto-liquidazione di maggiori emolumenti con l’attribuzione in busta paga di una “indennità di anzianità”, corrispondente a 1.290 euro lordi mensili, non spettante per mancanza dei requisiti previsti dalla normativa sui trattamenti dirigenziali.

Il provvedimento di sequestro, dei beni tra cui figurano 7 autovetture, alcune delle quali di grossa cilindrata (BMW Serie 5 e Mercedes Classe E), 8 immobili, tra i quali alcune villette ubicate sulla litoranea jonico-salentina, nonché conti correnti bancari e fondi comuni d’investimento per cospicui importi, conseguente alle indagini delegate dalla locale Procura della Repubblica, è stato accolto e disposto dal G.I.P. presso il Tribunale di Taranto, dott.ssa Anna Patrizia Todisco. 

Schermata 2016-07-21 alle 16.08.46I retroscena. Il “valzer” degli illeciti aumenti retributivi  è avvenuto prevalentemente sotto la gestione dell’ ex Presidente del consiglio dei amministrazione del CTP, Giovanni D’ Auria coinvolto in un altra indagine per delle commesse e servizi per sei milioni di euro, soldi usciti dalle casse del Consorzio pubblico di trasporti. Curiosando fra le cause del Tribunale di Taranto abbiamo scoperto  che l ‘ex-direttore di esercizio  Michele Ciccimarra, considerata dagli investigatori come la vera “mente” del sistema emerso dalle indagini, aveva presentato un decreto ingiuntivo nei confronti del Consorzio  richiedendo ulteriori 200mila euro per una pretesa differenza di retribuzione a suo dire non percepita. Ma non ha fatto i conti con la linea “dura” e rigorosa dell’attuale gestione societaria, che non solo si è opposta, ma ha presentato una causa riconvenzionale per danni per 450 mila euro nei confronti del Ciccimarra.

Il nuovo corso del CTP. Dopo l’estromissione dell’ex presidente D’ Auria e del Cda , con la successiva nomina di un amministratore unico, è stato conferito incarico ad un consulente del lavoro, per accertare la regolarità delle retribuzioni correlate alle competenze, ed evitare il ripetersi di quanto appurato dalle indagini della Guardia di Finanza.




Bancarotta fraudolenta a Martina Franca: cinque indagati e sequestri immobiliari


I finanzieri della Compagnia di Martina Franca comandata dal Cap. Carlo Balestra hanno denunciato all’Autorità Giudiziaria 5 persone responsabili della società Elleti Confezioni srl con sede nella cittadina della Valle d’Itria, in provincia di Taranto, operante nel settore del confezionamento di capi d’abbigliamento, per i reati di “bancarotta fraudolenta”e di “sottrazione fraudolenta al pagamento di imposte”.

CdG GdF martina francaL’attività della Guardia di Finanza è l’epilogo di indagini di polizia giudiziaria delegate dal dr. Raffaele Graziano, sostituto procuratore della Repubblica presso il Tribunale di Taranto in relazione al fallimento della società medesima.

Nel particolare, sono stati accertati significativi ed inconfutabili elementi di reato, finalizzati dalla distrazione dalle procedure fallimentari, dei più significativi beni patrimoniali. E’ risultato, infatti, che l’amministratore unico ha alienato fittiziamente ad una persona di scarse potenzialità economiche (la classica “testa di legno”) un immobile dell’impresa adibito a laboratorio artigianale, ad un prezzo nettamente inferiore a quello di mercato e soprattutto senza effettuare alcun pagamento effettivo.

A tutto ciò si sono aggiunti ulteriori elementi emersi dagli accertamenti bancari svolti dalla Guardia di Finanza, che hanno evidenziato numerosi prelevamenti in denaro contante dai conti correnti della società, operati da ciascuno degli indagati,  per i quali, data l’inesistenza delle scritture contabili della società, non è stato possibile verificarne l’inerenza a motivi gestionali della stessa.

A seguito della predetta attività, il G.I.P. del Tribunale di Taranto, su richiesta del pubblico ministero inquirente dr. Graziano, ha convalidato e disposto il sequestro preventivo (ex art. 321 c.p.p.) dell’intero immobile aziendale della società fallita, per un valore commerciale di circa 200 mila euro.




False fatture. Stefano Ricucci arrestato a Roma


CdG arresto Ricucci

nella foto l ‘arresto di Stefano Ricucci

La Guardia di Finanza di Roma su ordine della Procura di Roma ha arrestato Stefano Ricucci  insieme a Mirko Coppola, un imprenditore della zona di Frosinone che è soltanto omonimo di quel Danilo Coppola – protagonista in passato di diverse operazioni con Ricucci – ma non suo parente. L’ipotesi di reato contestata dalla magistratura romana è quella di false fatturazioni per circa un milione di euro in alcune società di Ricucci per gonfiare in modo abnorme il credito Iva. Entrambi si trovano in carcere.

Stefano Ricucci, immobiliarista di Zagarolo (Roma), 54 anni, ex marito di Anna Falchi, è il capofila dei cosiddetti “furbetti del quartierino“, il gruppo di imprenditori che nel 2005 tentarono la scalata a Bnl ed Antonveneta. Ricucci,  tentò anche di scalare in proprio il Corriere della Sera.

Coppola secondo gli inquirenti, gestiva alcune società riconducibili a Ricucci. Una di queste in particolare, la “Pdc consulting srl” avrebbe emesse false fatturazioni per circa un milione di euro a favore della società “Lekythos“.

Gli altri indagati  

Vi sono anche altri dieci indagati a piede libero, tra cui un magistrato del Consiglio di Stato. L’inchiesta dal nome “Easy Judgement” condotta dal nucleo di Polizia tributaria della Guardia di Finanza di Roma agli ordini del colonnello Paolo Compagnone, è stata coordinata dal procuratore aggiunto Paolo Ielo, e coinvolge altre dieci persone, che sono state indagate a piede libero.

L’ indagine della Guardia di Finanza

nella foto il procuratore Paolo Ielo

nella foto il procuratore aggiunto di Roma dr. Paolo Ielo

Gli inquirenti hanno diretto la propria attenzione attenzione sull’acquisto, effettuato da  un commercialista di Milano, Filippo Bono, di alcune posizioni creditorie vantate da società apparentemente terze nei confronti della società fallita che sono state poi rivendute nuovamente a Ricucci. In questa operazione, Mirko Coppola avrebbe messo in contatto il commercialista milanese con l’immobiliarista. Tra le posizioni creditorie acquisite vi è un credito Iva pari ad oltre 20 milioni di euro, vantato dalla Magiste Real Estate Property spa nei confronti dell’Agenzia delle Entrate, in attesa di rimborso in quanto oggetto di contenzioso in Cassazione.

La sentenza di secondo grado, era stata favorevole alla società ricorrente, è stata impugnata dall’Agenzia delle Entrate che sostiene l’indetraibilità dell’Iva poiché relativa a una fraudolenta compravendita immobiliare effettuata tra due società riconducibili a Ricucci.

nella foto l' arresto di Mirko Coppola

nella foto l’ arresto di Mirko Coppola

Dalle indagini delle Fiamme Gialle sono venuti alla luce diversi elementi di anomalie sulla regolarità del contenzioso tributario in relazione alle motivazioni della sentenza di secondo grado che rappresenta, in buona parte, una sorta di “copia e incolla” delle memorie del contribuente, riproducendone i contenuti e addirittura gli errori di battitura.

Particolarmente significativo – per gli investigatori – è la circostanza che l’accordo per l’acquisizione del credito fiscale sia intervenuto nel febbraio 2015, epoca compresa tra la data della camera di consiglio (dicembre 2014) e la data del deposito della sentenza (aprile 2015), quando la decisione era di fatto già stata assunta ma non conoscibile alle parti in causa.

CdG arresto RicucciLe anomalie portate alla luce da Finanza e Procura hanno consentito di confermare l’interesse di Ricucci a rientrare in possesso degli asset immobiliari e dei crediti nell’ambito dalla procedura fallimentare; di acquisire elementi che proverebbero una conoscenza diretta tra lo stesso immobiliarista e il magistrato Nicola Russo, giudice relatore della sentenza di secondo grado che ha annullato la pretesa fiscale dell’Erario; e di rilevare contatti telefonici, nel periodo compreso tra la data della decisione e quello dell’emanazione della sentenza, tra lo stesso Russo e Liberato Lo Conte, ritenuto un soggetto riferibile all’immobiliarista.

Schermata 2016-07-20 alle 19.23.37Nella vicenda compaiono anche due dei figli di Enrico Nicoletti il famoso “cassiere” della “banda della Magliana“: Massimo Nicoletti è indagato per corruzione e ha subito una perquisizione all’alba di oggi, perché assieme a Mirko Coppola si sarebbe attivato per organizzare l’operazione finalizzata a recuperare un credito di imposta di 20 milioni di euro, pagandone uno solo. Antonio Nicoletti, anche lui figlio di Enrico, non risulta indagato ma è il titolare della concessionaria di auto dove il giudice Russo ha acquistato una Porsche Cayenne subito dopo aver depositato alla Commissione tributaria regionale del Lazio la sentenza che farà lievitare il valore del credito rilevato da Ricucci da zero a venti milioni di euro.

nella foto la hall dell' Hotel Valadier di Roma

nella foto la hall dell’ Hotel Valadier di Roma

Secondo gli inquirenti, “è altamente probabile che il giudice Nicola Russo, magistrato indagato e relatore della Commissione Tributaria Regionale del Lazio, “sia stato indebitamente retribuito da Stefano Ricucci in cambio della indebita rivelazione e/o anche dello sviamento della decisione in favore della società del gruppo Magiste. Depongono in tale senso: l’acquisizione di una ingente somma in contanti da parte di Ricucci nel periodo della decisione, gli acquisti di un’auto e di un immobile effettuati da Russo immediatamente dopo la sentenza, la presentazione da parte di Ricucci del Russo e di una donna presso l’hotel Valadier dove i due hanno soggiornato senza essere registrati e pagando in contanti con fattura emessa a nome di una altra persona e lo smodato tenore di vita di Russo“.

La procura  per questi motivi aveva sollecitato anche per Russo l’applicazione della misura interdittiva della sospensione dall’esercizio della professione, ma il gip Gaspare Sturzo non è stato dello stesso avviso e ha rigettato la richiesta cautelare per insufficienza degli indizi, così come non ha creduto alla sussistenza di una ipotesi corruttiva perchè le indagini non hanno provato l’esistenza di pagamenti effettuati dall’immobiliarista al magistrato.

 




Ma credete veramente che la Legge sia uguale per tutti ? Noi abbiamo qualche dubbio...


Una notizia data dal quotidiano milanese il Giornale, che  ha raccontato ieri l’ennesimo fenomeno di malcostume della magistratura che conferma di sentirsi sempre più una “casta intoccabile“. Un magistrato è entrato senza badge in una zona del Tribunale di Palermo, particolarmente vigilata, ed è stato fermato da un militare dell’ Arma dei Carabinieri – facendo semplicemente il suo dovere – il quale gli ha chiesto i documenti per identificarlo, il pm si è innervosito e lo ha mandato caldamente, ma sopratutto vergognosamente,  a quel paese con l’affermazione: “Ma vaffanculo. Questa, è l’offesa  “testuale” rivolta dal pubblico ministero all’appuntato dei carabinieri . Un insulto che il militare ha ritenuto, giustamente secondo noi, di dover denunciare alla Procura della Repubblica. E che i pm non hanno mancato di archiviare, confermando di essere una “casta” intoccabile salvando il collega dal processo.

L’insulto del magistrato al carabiniere . È questa la sintesi dettagliata della vicenda che ha investito la procura di Palermo e un appuntato del reparto scorte Carabinieri della città siciliana. Ma facciamo un passo indietro. È dicembre 2015 quando il magistrato in questione entra nell’area blindata della Direzione Distrettuale Antimafia senza usare il badge. L’appuntato, non conoscendo di vista il pm, non poteva chiudere un occhio. E giustamente  ha chiesto quindi più volte i documenti alla toga, evidentemente infastidita da tanta insistenza. Il magistrato peraltro, dopo aver rifiutato l’identificazione, comportamento che per un normale cittadino costituisce un reato previsto dal Codice Penale, ha persino apostrofato il rigoroso e bravo carabiniere, dicendogli: “Vaffanculo“.

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questo lo dedichiamo noi a certi magistrati che dimenticano di essere davanti alla Legge dei cittadini come gli altri

La vicenda, come scrive il sito di informazione su sicurezza, difesa e giustizia grnet.it, che ha rivelato l’incredibile farsa giudiziaria, sarebbe stata confermata da altri tre carabinieri presenti al momento dell’insulto ed anche dal pm stesso nella relazione di servizio.Ma non è bastato a far rispettare il teorema secondo cui “la legge è uguale per tutti“. La Procura di Caltanissetta cui è stato inviato il fascicolo, per competenza territoriale sulla procura di Palermo, infatti, ha deciso che non è possibile punire il pubblico ministero, chiedendo l’archiviazione del caso. Il motivo? Il militare avrebbe sbagliato a insistere nel chiedere i documenti “quando appariva ormai chiaro che si trattava di un magistrato e quando lo aveva certamente valutato come un soggetto inoffensivo dal punto di vista della sicurezza del magistrato da lui protetto“.

Insomma: i pm ce l’hanno scritto in faccia che sono magistrati e possono così mandare a quel paese un carabiniere. Senza rischiare di essere puniti.

 




Cocaina ed una Pistola nascoste in casa: arrestato dalla Polizia di Stato


Ieri pomeriggio nel corso una mirata operazione antidroga gli agenti della Squadra Mobile della Questura di Taranto hanno effettuato una perquisizione in casa di un 70enne residente nel centro cittadino. L’uomo era sospettato di nascondere armi e droga.

CdG perquisizioni poliziaNel corso del controllo, a conferma di quanto sospettato,  i poliziotti hanno rinvenuto una borsa occultata su un tramezzo del corridoio all’interno della quale sono stati recuperati  circa 350 grammi di cocaina suddivisa in due involucri sottovuoto, una Pistola cal. 9 con la matricola abrasa marca “Norico” e completa di caricatore con 14 proiettili ed altre 24 cartucce di vario calibro.

Sempre sul tramezzo dell’abitazione gli agenti hanno rinvenuto un’altra busta con all’interno  tutto il necessario per il confezionamento della cocaina ed altri due e barattoli uno dei quali conteneva altri 300 grammi circa della stessa sostanza stupefacente. Dopo quanto recuperato l’uomo è stato tratto in arresto in flagranza di reato.

La sostanza stupefacente, le munizioni e l’arma clandestina sono state  poste sotto sequestro ed a disposizione  dell’ Autorità Giudiziaria competente la droga e le armi erano occultate su un tramezzo del corridoio




Scontro treni: Piccarreta il capostazione di Andria avrebbe ammesso l' errore per 'automatismo'


La circostanza di avere in stazione ad Andria due treni fermi in stazione, avrebbe indotto ad un automatismo e tratto in inganno il capostazione andriese, Vito Piccarreta , che  ascoltato dai pm della procura di Trani ha ammesso di aver fatto partire il treno ET1021 diretto verso Corato, che si è poi scontrato con il treno ET1016 nel disastro ferroviario che ha provocato in Puglia 23 morti e 50 feriti . E’ quanto  si apprende da fonti investigative al termine dell’interrogatorio di Piccarreta. Il convoglio fermo ad Andria e diretto verso Corato non doveva partire – secondo le indagini –  perché Piccarreta sapeva perfettamente che da Corato era in arrivo un altro convoglio, che lui stesso stava aspettando in stazione.

Ferrovie del Nord

Le indagini di Squadra mobile della Questura baresee la sezione di polizia giudiziaria del compartimento Polfer di Bari, coordinati dal procuratore aggiunto Francesco Giannella, della Procura di Trani si incrociano con quanto ha dichiarato loro   in sei ore di interrogatorio il capostazione andriese . “C’è un insieme di concause, un insieme di fatalità che hanno provocato il disastro”, ha detto il difensore di Piccarreta, Avv. Leonardo De Cesare nel tentativo di affievolire le responsabilità del suo assistito.

L’ avvocato  De Cesare parlando con i giornalisti ha confermato che Piccarreta sta fornendo ampia collaborazione allo sviluppo delle indagini, ma ha precisato che il capotreno ha negato di aver alterato il registro cartaceo di partenza del treno da Andria, con una correzione a penna , indicando l’orario 10:59, al posto di un altro che è attualmente illeggibile. Il capostazione avrebbe spiegato che il treno è partito alle 10:59, e se l’orario che era stato apposto in precedenza  non era quello esatto la circostanza sarebbe dovuto al fatto che gli orari nei registri di viaggio dei capistazione non venivano di fatto annotati alla precisione. E’ quindi probabile, secondo la difesa del legale, che la correzione a penna non sia così determinate ai fini investigativi. Piccarreta avrebbe spiegato durante l’interrogatorio, anche le situazione di stress lavorativo in quanto un capostazione deve badare ai treni in arrivo, ai treni in partenza, ai semafori ed all’attivazione dei passaggi a livello) e avrebbe scaricato le proprie responsabilità sulla centrale operativa di Ferrotramviaria a Bari che avrebbe tranquillamente dovuto e potuto rendersi conto che due treni si stavano per scontrare, ma che in realtà come i fatti comprovano non si è accorta di nulla.

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Il capostazione Piccarreta, a seguito dell’arrivo ad Andria del primo treno proveniente da Corato che viaggiava con un ritardo di 23 minuti , avrebbe quindi,  agito in base ad un automatismo generato dal fatto di avere due treni fermi in stazione: ha alzato la paletta verde ed acceso il semaforo verde alle 10.59 autorizzando alla partenza entrambi i convogli, il primo verso Corato, l’altro verso Barletta. Otto minuti dopo, esattamente alle 11.07, cioè un minuto circa dopo il disastro, come risulta dai tabulati acquisiti dalla polizia giudiziaria, il capostazione di Andria ha contattato telefonicamente il collega di Corato e lo ha avvertito di aver dato la partenza al treno. Ma nessuno dei due capistazione sapeva in quel momento che avevano causato una vera e propria strage di passeggeri innocenti.

Il capostazione di Corato, Alessio Porcelli. si è invece difeso in tutto e per tutto . Porcelli, assistito dall’avv. Chiusolo, durante l’interrogatorio ha detto che “Il collega di Andria non mi ha avvisato che aveva dato la partenza al convoglio”  sostenendo che “Piccarreta sapeva che da Corato erano in arrivo due treni” confermando di aver chiamato il collega di Andria alle 10.50 e di averlo avvisato che era in partenza l’ET1642, cioè il primo dei due treni provenienti da Corato. Secondo Porcelli il treno  parte alle 10.51 , arrivando con 23 minuti di ritardo ad Andria alle 10.59, a causa di lavori in corso sulla linea ferroviario . Alle 10.59 il capostazione Piccarreta  chiama Porcelli e lo avvisa che il treno ET1642 è arrivato e gli chiede di far partire l’ET1016, che quindi parte.

Il capostazione di Corato che risulta tra i sei indagati per il disastro ferroviario avvenuto in Puglia  ha risposto in meno di due ore, alle domande dei pubblici ministeri ed ha sostenuto, giustificandosi, di non aver alcuna responsabilità nella tragedia. I verbali di interrogatorio sono stati secretati dalla Procura secondo quanto reso noto dall’ avv. Chiusolo .  “Il mio cliente Porcelli ha spiegato in dettaglio ogni particolare, ha risposto a tutte le domande» è stato l’unica dichiarazione del legale alla stampa . I pm non hanno ritenuto al momento di riconvocare in Procura per un nuovo interrogatorio o per un confronto con Porcelli il capostazione di Andria, Vito Piccarreta.

A breve verranno compiuti dai pm di Trani che indagano sul disastro ferroviari accertamenti anche sulla centrale di coordinamento di Ferrotramviaria  in quanto i due capistazione di Andria e Corato, Vito Piccarreta e Alessio Porcelli, interrogati ieri, hanno  spiegato ai magistrati che i capistazione, i macchinisti e i capitreno si interfacciano anche con il direttore del coordinamento centrale, soprattutto per quanto riguarda i ritardi. Inoltre si dovrà verificare se chi lavora nella centrale possa rendersi conto che sta per accadere un disastro. L’incidente si è verificato – si apprende da fonti inquirenti ed investigative – per l’automatismo compiuto dal capostazione di Andria che, vedendo come ogni giorno due treni fermi in stazione e diretti in direzioni opposte, li ha fatti partire dimenticando che da Corato era in arrivo un altro convoglio e che il treno arrivato ad Andria aveva 23 minuti di ritardo.




Quattro direttori dell' Ilva di Taranto indagati per la gestione della discarica


Schermata 2016-07-18 alle 11.44.23I Finanzieri del Comando Provinciale di Taranto, in forza al Nucleo di Polizia Tributaria del capoluogo, hanno concluso le indagini delegate della Procura della Repubblica presso il Tribunale di Taranto, coordinate dal sostituto procuratore della repubblica di Taranto  dr. Lanfranco Marazia, notificando avvisi di conclusione delle indagini e contestuali informazioni di Garanzia nei confronti degli ultimi direttori pro-tempore dello stabilimento siderurgico di Taranto già ILVA S.p.A. ora ILVA S.p.A. in amministrazione straordinaria,  Salvatore De Felice, Adolfo Buffo, Antonio Lupoli, e dell’attuale direttore dello stabilimento ILVA di Taranto Ruggero Cola per reati ambientali riferibili, specificamente, alla illecita gestione di una “discarica di rifiuti speciali, pericolosi ed ecotossici” (classificati HP14 ai sensi del Reg. 1357/2014 UE), solidi e liquidi, rinvenuti in un’area interna all’opificio di circa 2.000 metri quadrati.

L’attività è stata sviluppata successivamente al sequestro di n. 5 vasche di raccolta di liquidi e solidi provenienti dall’impianto di laminazione dell’acciaio denominato SLABBING1 – BRA1, dismesso negli anni 1983 – 1984, contenenti circa 2.000 metri cubi di rifiuti oleosi contraddistinti dal codice CER 160708; n. 33 bulks da 1.000 litri cadauno contenenti rifiuti liquidi oleosi, in parte classificati come i predetti; n. 30 sacconi in materiale sintetico contenenti rifiuti solidi dichiarati come “scarti della rottamazione” di tubazioni di gas coke, rimosse nello stesso stabilimento.

Schermata 2016-07-18 alle 11.44.12I reati contestati sono quelli di: “stoccaggio non autorizzato e abbandono continuato di rifiuti speciali pericolosi“; “gestione di discarica non autorizzata di rifiuti speciali pericolosi“; “violazione della disciplina sul trattamento delle acque meteoriche di dilavamento“; “miscelazione clandestina di rifiuti“; “omessa bonifica delle aree in sequestro (reato previsto dall’art. 452 terdecies c.p. introdotto con la legge n. 68/2015) contestato all’attuale direttore di stabilimento“.

Per il reato di gestione non autorizzata di una discarica di rifiuti speciali, pericolosi ecotossici, è ravvisabile la responsabilità amministrativa di ILVA Spa in amministrazione straordinaria, in aggiunta alla responsabilità penale dei direttore pro-tempore dello stabilimento siderurgico di Taranto, le cui condotte illecite hanno comunque prodotto vantaggi alla stessa società. Nonostante che da circa 4 mesi ILVA Spa in A.S. abbia richiesto ed ottenuto autorizzazione ad eseguire la bonifica dell’area in sequestro, al momento la stessa non è stata ancora avviata.

 

 

 




Il sostegno della Marina Militare alla magistratura per le indagini sulla corruzione


CdG marina militareLa Marina Militare, in seguito alle indagini sulla fornitura di carne a nave Cavour, con una nota ” esprime il pieno sostegno all’ azione della Magistratura ed assicura di aver incrementato al proprio interno le attività ispettive e di controllo finalizzate a prevenire e contrastare il fenomeno della corruzione, a salvaguardia del personale che presta quotidianamente servizio con spirito di sacrificio e senso dello Stato, compiendo il proprio dovere anche a rischio della vita“.

L’inchiesta condotta dal pm Maurizio Carbone trae origine sulla presunta fornitura nel 2013 fra novemila chili di fettine, costate e filetto, in realtà  mai avvenuta, ma pagata dal cassiere di nave Cavour, la prestigiosa unità navale della Marina Militare con un bonifico di trentacinquemila euro al fornitori in cambio di una tangente.

L’ indagine della Guardia di Finanza di Taranto attivata dal pm Carbone, ha accertato che nella dichiarata fornitura di carne gestita da commissari e cambusieri l’unico riscontro è stato quello del pagamento regolarmente effettuato mentre della carne neanche una fettina, motivo per cui il pm Carbone ha messo sotto inchiesta un ufficiale e un sottufficiale della Marina, oltre ai titolari della società di fornitura di carni, che aveva incassato il denaro senza però fornire nulla alla nave.

La truffa della carne fantasma, mai consegnata,  è stata individuata dagli uomini del Nucleo di Polizia Tributaria del Comando provinciale di Taranto nel corso di una verifica fiscale alla società tarantina incaricata di rifornire di carne la cambusa della nave Cavour., e proprio durante quel controllo, venne alla luce la fattura, che evidenziava delle anomalie. Sulla fattura risultavano novemila chili di carne e soprattutto il pagamento. Fra le scritture contabili  invece, non si trovavano i riscontri documentali ma anche materiali per comprovare che la fornitura di carne fosse stata realmente consegnato alla nave.

Il sostituto procuratore della repubblica Carbone ha quindi chiesto ed ottenuto il provvedimento di sequestro a carico degli indagati  firmato dal gip Patrizia Todisco per equivalente di 35.000 euro per risarcire la Marina Militare di quanto pagato senza aver ricevuto nulla, e quindi i finanzieri si sono attivati per trovare tracce di denaro sui conti dei quattro indagati. Investigazione andata a buon fine e  venerdì scorso le Fiamme Gialle  hanno rintracciato la somma di denaro sui depositi bancari dei quattro inquisiti .




Indagini procura scontro ferroviario: "Orario partenza modificato a penna"


L’ alterazione nei registri di viaggio della stazione di Andria scoperta dagli investigatori, che indagano sul disastro avvenuto il 12 luglio in Puglia che ha provocato 23 morti e 50 feriti, riguarda in particolare, l’annotazione, modificata a penna in modo “evidente“, dell’orario di partenza del treno ET1021 dalla stazione di Andria che si è poi scontrato con il treno ET1016 proveniente da Corato .

Ferrovie del Nord

Al momento soltanto Vito Piccarreta il capostazione di Andria, si presenterà alla procura di Trani per essere sottoposto ad interrogatorio in qualità di indagato per il disastro ferroviario avvenuto in Puglia il 12 luglio in cui sono morte 23 persone e altre 50 sono rimaste ferite. Il  difensore di Piccarreta , avv. Leonardo De Cesare ,  spiega che il suo assistito non è in condizioni di salute tali da poter essere interrogato e quindi l’interrogatorio, dopo la fase preliminare di identificazione e verbalizzazione sarà sicuramente rinviato.

L’audizione di Alessio Porcelli il capostazione della Stazione di Corato, invece, sarà anch’essa  rinviata  in quanto il suo difensore, avv.Massimo Roberto Chiusolo, è impegnato in un altro processo a Bari. Entrambi i legali dichiarano che i loro assistiti intendono assolutamente collaborare per ricostruire la dinamica dell’incidente, e chiarire la loro posizione.

Al centro dell’interrogatorio ci sarà la riscontrata alterazione sui registri di almeno una stazione, dell’orario di transito di uno dei tre treni in viaggio sulla tratta Corato-Andria il giorno del disastro ferroviario, che è stata riscontrata dagli investigatori che stanno indaganto sullo scontro dei due treni in Puglia che ha causato 23 morti. Gli inquirenti della Procura di Trani hanno avviato i dovuti accertamenti per verificare se si sia trattato di un tentativo di almeno un ferroviere di coprire l’errore compiuto che ha portato al disastro.

Saranno esaminati dai pm tranesi che indagano sul disastro ferroviario le proroghe del contratto di concessione tra Regione Puglia e Ferrotramviaria spa, i contratti di servizio che da decenni  che legano l’ente pubblico alla società privata, il regolamento di esercizio di Ferrotramviaria e la carta dei servizi dell’azienda. Dagli atti, che sarebbero già stati acquisiti dalla Guardia di Finanza, potrebbero emergere eventuali responsabilità di tecnici e politici regionali.

Il pool di cinque magistrati, coordinati dal procuratore Francesco Giannella, approfondirà se le continue proroghe del contratto di servizio, fatte quasi automaticamente, hanno  seriamente preso in considerazione il profilo della sicurezza sulla linea a binario unico in cui è avvenuto l’incidente.




Il cattivo esempio della Questura di Taranto. Città senza regole e leggi da rispettare


Schermata 2016-07-16 alle 14.37.37Non a Milano, a Torino, a Roma, ma in una città dalle stesse dimensioni di Taranto: Padova.Dove dal 1 luglio la Polizia di Stato ha dato avvio ad un servizio mirato con moto e personale in borghese , finalizzzato alla prevenzione ed alla repressione di questa pericolosa abitudine. Il Ministro delle Infrastrutture e Trasporti Graziano Delrio ha denunciato l’uso dei palmari al volante, persino in motocicletta.

Per la prima volta dal Ministero delle Infrastrutture e Trasporti si  ufficializza un dato allarmante:  “L’80 per cento degli incidenti gravi dovuti al cellulare” dice il Ministro DelRio.  Che il cellulare alla guida sia un problema  enorme per la sicurezza stradale è ben noto.

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nella foto i controlli della Polizia di Stato a Padova…..

Così come anche l’uso obbligatorio del casco in motocicletta,  secondo quanto prevede la Legge ed il Codice della Strada, il cui mancato utilizzo a Taranto è all’ordine del giorno, in qualsiasi zona della città. Persino nel pieno centro cittadino davanti la Prefettura, il commissariato Borgo, si può constatare questo fenomeno di malcostume. Sinora gli unici ad intervenire per reprimere il malcostume e l’illegalità sono stati i Carabinieri. La Polizia di Stato e la Polizia Locale invece ignorano letteralmente il problema, consentendo tali illegalità, e non è un caso che a Taranto circoli la battuta secondo cui “per riconoscere un pregiudicato con la pistola, basta vedere chi porta il casco in moto per non farsi riconoscere” !

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nella foto i “Falchi ” della Questura di Taranto

La Polizia di Stato per voce dello stesso Roberto Sgalla, già stretto collaboratore dell’ex-capo della Polizia Gianni De Gennaro, ed attuale Direttore Centrale di tutte le specialità della Polizia (Polizia Stradale, Polizia Ferroviaria, Polizia Postale, Polizia Frontiera) lo ha ribadito più volte. Ma probabilmente tutto questo deve essere sfuggito al Prefetto di Taranto Umberto Guidato ed al Questore Stanislao Schimerra, vista la totale anarchia che vige nel capoluogo jonico, che è bene ribadire, ha gli stessi abitanti di Padova, città sicuramente più civile e rispettosa delle Leggi di Taranto dove persino gli agenti dei Falchi della Squadra Mobile danno il pessimo buon esempio….e non usano il casco !

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nella foto i Falchi della Polizia di Taranto escono dal Commissariato P.S. “Borgo”

Nei giorni scorsi un agente delle Volanti della Questura di Taranto discutendo in una chat di un gruppo sul social network  Facebook con il nostro Direttore, dopo averlo “minacciato” per aver postato delle fotografie dei “Falchi” della Squadra Mobile di Taranto orgogliosamente alla guida delle loro motociclette, sosteneva che i suoi colleghi non usano il casco a Taranto quando guidano le motociclette “giustamente” perchè ” non sentirebbero le comunicazioni radio con quei portatili di merda che abbiamo”  !

Non contento….. il poliziotto ha scritto (de Gennaro si sa, conserva tutto ! ) “Le foto che hai messo x denigrare i falchi le vedranno subito i miei superiori, sono sicuro che le saranno grati anche i suoi “amici in questura” buona serata” e continuava “...mi sono informato in tempo reale su chi è lei ed ho capito il perché delle sue gratuite provocazioni. …se disprezza tanto la nostra citta’ non è costretto a viverci…mi saluti il capo della polizia e gli faccia pure leggere i miei commenti. … Non credo di aver nulla da tenere….”. Avete capito come ragionano certi poliziotti a Taranto?

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Questa è la solita reazione della Questura di Taranto quando un giornalista contesta delle violazioni di chi dovrebbe fare rispettare la Legge. Sempre. A tutti. Ma con noi non funziona. Quindi abbiamo fatto qualche ricerca per documentare come il buon esempio ed il rispetto delle regole sia rispettato dagli agenti dei Falchi praticamente in tutt’ Italia. persino a Napoli, a Salerno. Tranne che a Taranto. Dove l’attuale Questore Schimerra sembra più attento, interessato a venire bene in fotografia, e  predisposto alle “pubbliche relazioni” con certi ambienti cittadini che amano “incensare” le Autorità (sono gli stessi che giravano intorno al Col. Sirimarco, quando era comandante provinciale dei Carabinieri) , piuttosto che controllare il territorio ed il buon funzionamento della Questura che dirige. Quel Questore che ha disposto di non mandarci più comunicati stampa dopo che abbiamo contestato le continue fughe di notizie dalla Questura ai “pennivendoli” dal taccuino amico….

Come sempre abbiamo documentato quello che diciamo. Ecco :

nella foto i "Falchi" della Polizia a Roma

nella foto i “Falchi” della Polizia di Stato a Roma

 

CdG falchi polizia salerno

nella foto i “Falchi” della Polizia  di Stato a Salerno

nella foto i falchi polizia roma capitale

nella foto i “falchi” della Polizia Roma Capitale

 

CdG falchi polizia napoli

nella foto i “Falchi” della Polizia a Napoli

 

 

Saranno forse differenti le radio di servizio dei falchi di Roma, Napoli, Salerno da quelle di Taranto ? sarebbe interessante chiederlo al Questore Schimerra. Non mancherà l’occasione….




L'ultimo saluto alle vittime dei treni Puglia, funerali ad Andria. Mattarella abbraccia i parenti


CdG autorità funerali andriaSono circa 5.000 le persone presenti nel palasport affollatissimo di Andria dove si stanno svolgendo i funerali di 13 delle 23 vittime dello scontro tra treni avvenuto il 12 luglio scorso. Presente in prima fila il presidente della Repubblica Sergio Mattarella, la presidente della Camera Laura Boldrini, il ministro delle infrastrutture Graziano Delrio e il governatore della Puglia Michele Emiliano. Sono anche presenti il capo della Polizia di Stato Franco Gabrielli ed il Comandante Generale della Guardia di Finanza Giorgio Toschi. Sono tanti i giovani che affollano il Palasport: i ragazzi si stringono in abbracci e si sostengono tra loro. Non ci sono soltanto i parenti e i conoscenti delle vittime ma anche numerose persone che hanno affrontato la pioggia battente pur di essere accanto ai familiari delle persone decedute.

CdG Mattarella parentiE’ tornato in Puglia per l’occasione il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella,   48 ore dopo la sua ultima visita di giovedì 14 luglio quando aveva assicurato ai parenti delle vittime: “Non mi dimenticherò di voi“. La prima testimonianza di questa vicinanza è la scelta di essere presente ai funerali. Prima dell’inizio delle esequie il presidente Mattarella si è fermato per qualche minuto in raccoglimento dinanzi alle bare e ha poi raggiunto i parenti per rivolgere una parola di conforto a ciascuno di loro.

Bandiere a mezz’asta. In segno di lutto per le vittime sono state esposte le “bandiere a mezz’asta sugli edifici pubblici dell’intero territorio nazionale” a seguito della decisione di Palazzo Chigi, che ha anche stanziato 10 milioni di euro in favore delle famiglie delle vittime e di chi ha riportato lesioni gravi e gravissime nell’incidente.

CdG Mattarella AndriaGli psicologi accanto ai familiari. I parenti delle vittime del disastro sono stati affiancati e assistiti da psicologi e dai volontari che si sono occupati di loro dal giorno della tragedia . Tra le altre cose, portano acqua e conforto alle famiglie che sono al fianco dei loro cari per l’ultimo saluto. Il vescovo ha parlato di “meravigliosa solidarietà” da parte dei cittadini di questo angolo sperduto di Sud. Il riferimento è alla risposta data dai volontari che hanno permesso le operazioni di soccorso dei feriti e di recupero dei corpi, ma anche ai tanti che nelle ore successive all’incidente hanno affollato gli ospedali per donare il sangue.

Temiamo che per troppi anni e per tante persone queste terre siano state considerate le periferie dell’Italia, quelle periferie alle quali il nostro Papa Francesco ha fatto tante volte riferimento“, ha detto il vescovo di Andria, mons.Luigi Mansi. “Speriamo che si sospenda questo fare“, ha aggiunto. “Le nostre coscienze sono state addormentate da prassi che ci sembrano normali ma non lo sono: quella prassi dell’economia in cui non si pensa alla vita delle persone ma alla convenienza e all’interesse“, ha affermato il vescovo.

 




Terrore a Nizza. Camion sulla folla e spari in strada. 84 i morti, circa 50 i feriti


CdG camion crivellatoSono già 84 le persone morte ieri sera a Nizza, sulla Costa Azzurra a sud della Francia, dove intorno alle 22.30 un grande tir è piombato sul lungomare lungo la Promenade des Anglais,  a folle velocità sulla folla lungo un tratto di almeno due chilometri, mentre erano  al termine dei fuochi d’artificio durante le celebrazioni per la festa nazionale del 14 luglio, la presa della Bastiglia. A confermarlo è stato il viceprefetto Sebastien Humbert, che ha riferito anche di “almeno un centinaio di feriti“. L’autista del camion, identificato come un 31enne francese di origini tunisine “è stato abbattuto“” dalla gendarmeria francese: all’interno del mezzo sono state ritrovate armi e granate, il che farebbe pensare a un attacco premeditato. Si tratta dell’attentato più sanguinoso in Francia dopo gli attacchi di Parigi del 13 novembre 2015.

Il camion che ha compiuto la strage sul lungomare di Nizza correva a 80 km orari sui pedoni. Un testimone oculare citato da l’Express ha raccontato “Ho sfiorato la morte. Ho visto gente stritolata, teste insanguinate, membra staccate” . Il camion, secondo quanto è stato ricostruito sulla base delle dichiarazioni dello stesso testimone, ancora sotto shock, sarebbe un mezzo da circa 18 tonnellate e lungo 15 metri. Durante la corsa, fatta a zig zag per investire il maggior numero di persone possibile,  il conducente dal mezzo pesante ha esploso colpi di mitra sulle persone radunate sul lungomare per guardare lo spettacolo.

CdG Nizza PoliziaTecnica già usata

La tecnica dell’auto o del camion sulla folla è stata più volte evocata in passato dai vertici dello Stato islamico come un modo per colpire gli occidentali, in particolare in Francia, considerato il nemico principale del Califfato. Nelle ultime settimane il primo ministro francese Manuel Valls non ha smesso di evocare la possibilità di un attentato terroristico, ma si temeva soprattutto un attacco durante gli europei di calcio che si sono conclusi domenica.

Il capo dei servizi segreti francesi Patrick Calvar durante un audizione a porte chiuse in Parlamento,aveva parlato della possibilità di un cambio di tattica dei terroristi, per esempio con il ricorso ad auto bomba.

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Una fonte della Polizia francese citata in diretta dall’emittente francese iTele riferisce che un uomo si era trincerato nel ristorante Buffalo a Nizza ed è stato arrestato dalla polizia francese. Pierre-Henry Brandet, portavoce del ministero dell’Intero francese, è intervenuto in diretta su Bfmtv parlando di “possibili complici” confermando l’assenza di ostaggi. Il camion sterzava di continuo, per colpire più persone possibile, proprio come fossero dei birilli, racconta un giornalista del quotidiano locale  Nice-matin, che si trovava sul lungomare al momento dell’attacco.

 Il social network Facebook ha attivato il suo servizio Safety Check che consente agli utenti di segnalare che sono in sicurezza. Facebook Francia già attivò il servizio durante gli attentati parigini del 13 novembre: all’epoca venne usato da cinque milioni di utenti. Su Twitter si sta diffondendo l’hashtag #PortesOuvertesNice, cioè “PorteAperteNizza“, per invitare i cittadini ad aprire le loro case e soccorrere e mettere in salvo le persone coinvolte nella strage.

La dinamica  dell’attentato

CdG attentato Promenade des Anglais

nella foto i morti sul lungomare Promenade des Anglais a Nizza

Una testimone oculare che si trova a Nizza ha raccontato ai microfoni di Sky Tg24 di aver visto un tir dirigersi a gran velocità verso i pedoni presenti sulla Promenade, per poi sentire esplodere numerosi spari dall’interno del camion. Alla fine della folle corsa, durata per almeno 300 metri, l’autista del mezzo sarebbe stato ucciso in uno scontro a fuoco con la polizia. Sulla strada ci sarebbero attualmente molti cadaveri, coperti con teli blu.

Un testimone intervistato in diretta da Bfm-Tv ha detto di aver visto oltre all’autista ha visto altri «tre uomini» uscire dal camion bianco. Una notizia che non trova ancora conferme ufficiali. Ma la città di Nizza viene controllata a tappeto.

L ’ex sindaco della città della regione di Nizza, Christian Estrosi, ha confermato che l’autista ha sparato contro la folla: “E’ il dramma più terribile mai perpetrato a Nizza nella storia contemporanea“, aggiungendo che tra le vittime ci sarebbe anche un alto responsabile della Polizia francese.

Appello ai francesi e turisti:”Rimanete in casa”  

CdG polizia attentato NizzaGli spari sono stati confermati anche dalla testimonianza di una lettrice del quotidiano torinese La Stampa, molto diffuso sulla Costa Azzurra, circostanza che farebbe pensare a un possibile attacco terroristico. Una tesi questa sostenuta anche dalla Prefettura di Nizza, che ha parlato di “possibile attentato“, consigliando di rimanere in casa con le porte chiuse . Christian Estrosi, attuale presidente della regione di Nizza (Provenza-Alpi-Costa Azzurra)  ha scritto su Twitter: “L’autista di un camion ha investito e ucciso decine di persone. Non uscite di casa” . Nel caos attuale  i taxi di Nizza stanno caricando gratuitamente le persone per aiutare le forze di Polizia ad evacuare la zona trasportando la gente fuori dal centro abitato, mentre crescono con il passare dei minuti i controlli a tappeto nella zona per accertare la presenza di eventuali complici dell’attentato terroristico. Gli inquirenti sono alla ricerca di eventuali complici dell’autista del camion.

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L’Isis festeggia in Rete  

I sostenitori dell’Isisstanno celebrando il massacro di Nizza“: è quanto riporta su Twitter il Site, il sito di monitoraggio delle attività jihadiste sul web. “Notando le luci della torre Eiffel spente in segno di lutto – scrive ancora il Siteun sostenitore dell’Isis ha chiesto che rimanga al buio fino alla conquista della Francia da parte dello Stato Islamico”.  Siamo alla follia !

Il premier francese Manuel Valls e il ministro dell’Interno Bernard Cazeneuve sono giunti presso l’unità di crisi della Place Beauveau, a una cinquantina di metri dal Palazzo dell’Eliseo nel cuore di Parigi. Il presidente Hollande che stava rientrando d’urgenza da Avignone, arriverà verso le 2. Fonti del ministero riferiscono inoltre che Cazeneuve si recherà a Nizza “nelle prossime ore”.

Una testimonianza italiana  

Quando c’è stato l’attacco sulla folla  “in meno di 30 secondi decine e decine di persone si sono accalcate in preda al panico nel mio locale. Non ho più una sedia né un tavolo. La gente rischiava di restare schiacciata all’interno, è allucinante“: questa è la testimonianze resa in diretta telefonica su SkyTg24 da un ristoratore italiano di Nizza, Thomas Russo, che ha descritto il panico seguito all’attentato. Russo ha detto che la polizia ha ordinato alla gente di non uscire dai locali in cui si è rifugiata.

 

Il filmato girato dal connazionale Marco Rampoldi, regista teatrale

 

Confine con l’ Italia rafforzato  

Schermata 2016-07-15 alle 02.20.21Immediatamente sono stati disposti dei rigidi controlli di polizia su tutte le auto in ingresso in Italia dalla Francia ai valichi di frontiera secondari, mentre al valico autostradale di Ventimiglia le verifiche vengono effettuate solo su alcune auto. II confine italo francese, che si trova a poche decine di chilometri da Nizza, è stato bloccato per alcuni minuti subito dopo il terribile attentato. La Polizia ed i Carabinieri hanno iniziato a controllare ogni automobile che si è presentata alla frontiera, sia ai valichi che si trovano sull’Aurelia sia a quello autostradale di Ventimiglia.

L’attività di prevenzione è stata annunciata a tempo indeterminato: le autorità italiane sconsigliano di recarsi nella zona di Nizza (molto frequentata dagli italiani del nord ovest,  per tutta la giornata di oggi e almeno fino a quando non rientra lo stato di emergenza proclamato dalla prefettura delle Alpi marittime.

Il ministro della Difesa Pinotti parla di “Nuova tragedia”  

CdGpinotti twitter nizzaNuova tragedia colpisce la #Francia in una giornata di festa x la nazione e i cittadini. Al loro fianco per sconfiggere questi vili assassini“, ha scritto su Twitter il ministra della Difesa Roberta Pinotti. Mentre il ministro dell’Interno Angelino Alfano ha annunciato di aver convocato per questa mattina alle 9 una riunione del Comitato per l’Analisi Strategica Antiterrorismo.

 La Farnesina ha attivato l’Unità di crisi: il numero di emergenza è +39.06.36225. 

 

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Ecco un altro numero (dall’ Italia +331. 4317.5646 )per avere notizie di parenti e amici che non siete riusciti a contattare a Nizza.

 

 aggiornamento in tempo reale




Le foto hot di Fabrizio Corona in barca: la Procura di Milano chiede chiarimenti


La Procura generale di Milano ha chiesto al Tribunale di Sorveglianza i dovuti accertamenti e chiarimenti in merito ad alcune fotografie pubblicate dal settimanale CHI alla fine del maggio scorso, che ritraevano Fabrizio Corona, mentre si trovava in prova affidato ai servizi sociali e tornato a vivere a casa sua lo scorso ottobre, con tanto di effusioni ‘hot’ tra lui e la cantante Silvia Provvedi su una barca a Capri durante un week end .

CdG mamma Corona

Lo scorso 27 ottobre, Corona, dopo due anni e mezzo di detenzione era stato scarcerato ed affidato alla comunità di Don Antonio Mazzi, era potuto tornare a vivere nella sua casa perché aveva ottenuto, come chiesto dai suoi avvocati Ivano Chiesa e Antonella Calcaterra, l’affidamento in prova “sul territorio”.

tribunale milanoIl sostituto procuratore generale Antonio Lamanna, un magistrato tarantino da tempo in servizio a Milano, ha chiesto al giudice di sorveglianza Giovanna De Rosa del Tribunale di Milano di accertare se Corona fosse stato autorizzato a passare il suo fine settimana di vacanza sull’isola di Capri e se abbia rispettato anche i profili di “continenza” previsti nel percorso di un pregiudicato affidato ai servizi sociali. Attualmente la Procura generale non ha ancora ricevuto risposte alla richiesta.




Strage ferroviaria in Puglia. Per la Procura di Trani "parlare di errore umano è riduttivo"


nella foto il  procuratore Francesco Giannella

nella foto il procuratore Francesco Giannella

Il procuratore aggiunto di Trani, Francesco Giannella, facendo un punto sulle indagini dopo lo scontro dei due treni in Puglia che ha provocato 23 vittime ha detto che “Parlare di un errore umano è corretto. Ma è assolutamente riduttivo“.

Il Procuratore non ha inteso confermare il numero degli iscritti nel registro degli indagati, ma nello stesso tempo ha chiarito che gli investigatori hanno ormai accertato chiaramente la dinamica del tragico incidente “La dinamica in linea di massima è stata ricostruita ma dobbiamo avere certezze“. Nei fatti, il capostazione di Andria, Vito Piccarreta, avrebbe dovuto autorizzare la partenza del treno fermo in stazione soltanto nel momento in cui avrebbe visto arrivare gli altri due treni che provenivano da Corato, uno dei quali viaggiava con un leggero ritardo.

CdG Questura di Bari

Il punto fondamentale dell’indagine sul quale si stanno concentrando gli investigatori è definire con assoluta chiarezza , è accertare se il capostazione sapeva che i treni in arrivo erano due, e comunque, appurare le ragioni per cui ha dato il via libera al treno pur non avendo visto arrivare alcun convoglio ferroviario proveniente da Corato. Secondo alcune fonti giudiziarie, anche se  non ci sono ancora le conferme ufficiali sarebbero soltanto due i nomi iscritti nel registro degli indagati che tra oggi e domani dovrebbero ricevere le informazioni di garanzia in occasione delle autopsie, cioè quello dei capistazione Vito Piccarreta (Andria) ed Alessio Porcelli (Corato) , i quali nei prossimi giorni verranno entrambi ascoltati dalla Squadra Mobile della Questura di Bari diretta da Luigi Rinella. Al momento i due sarebbero gli unici indagati .

La versione delle famiglie

Antonia e Daniela Castellano, rispettivamente moglie e figlia di Enrico Castellano, una delle 23 vittime dell’incidente, riportando le testimonianze di alcuni dei sopravvissuti sostengono che i passeggeri sarebbero stati fatti scendere dal primo treno in sosta sul binario 1, per salire su un secondo treno fermo sul binario 2 e che sarebbe quindi partito in ritardo proprio per consentire questo passaggio di convoglio partito da Andria che poi si è scontrato con quello proveniente da Corato .

CdG incidente feroviario

La testimonianza della famiglia Castellano infatti viene confermata anche da altri parenti delle vittime, che hanno parlato con i sopravvissuti ma che attualmente non vogliono avere un ulteriore esposizione e chiedono l’anonimato. Uno passeggero avrebbe però telefonato ad una delle sopravvissute dall’incidente ferroviario  la quale gli ha confermato di essere scesa e salita su un altro treno. Anche questa donna attualmente vuole rimanere anonima.

Secondo i parenti la causa dell’incidente potrebbe essere stata causata proprio dal cambio del treno. “La comunicazione tra i capistazione per il via libera si sarebbe basata sul primo treno e sull’orario di partenza di questo, che però non è più partito. E non sul secondo convoglio che invece è partito in ritardo rispetto al primo”

Allo stato attuale delle indagini però alla Procura di Trani e agli investigatori della Polizia questo cambio di treno non risulta anche se gli investigatori non lasceranno cadere nel vuoto tali testimonianze ed effettueranno comunque ogni dovuto accertamento.




Roma, dipendenti infedeli alle Poste. Rubato un milione e mezzo dai conti dei clienti


Al termine di un’indagine condotta dalla Polizia Postale delle Comunicazioni di Roma sono stati denunciati 14 dipendenti infedeli della società postale pubblica, che sfruttando la complicità di altri due dipendenti infedeli, insieme si sarebbero impossessati di un milione e mezzo di euro appartenenti a correntisti delle Poste, soldi che poi venivano trasferiti su diverse carte prepagate Postepay attivate a nome di terzi a loro insaputa.

CdG poste italianeLe indagini, avviate un paio di mesi fa, hanno ricostruito la lunga serie di truffe ai danni degli ignari correntisti, portate a termine grazie a ripetuti furti di identità. Uno dei due dipendenti infedele accedeva abusivamente all’archivio informatico e carpiva i dati relativi ai conti delle vittime. Poi li passava a un complice dell’organizzazione che a sua volta, con un documento falso, operava sui conti ottenendo l’emissione degli assegni che venivano versati a società costituite ad hoc dagli indagati al fine di simulare normali transazioni.

 La direttrice di un’ufficio postale

L’altra dipendente infedele, direttrice dell’ufficio ostale dove venivano versati gli assegni, dava disposizioni a un impiegato affinché procedesse ogni volta al pagamento, nonostante il “cliente” che si era presentato allo sportello non fosse legittimato alla riscossione. Tra le vittime privati cittadini, aziende e anche un’associazione di medici alla quale sarebbero stati sottratti circa 500 mila euro.




La Guardia di Finanza sequestra a Taranto oltre un quintale di sigarette di contrabbando


Nell’ambito dell’attività di controllo economico del territorio assicurata quotidianamente dalla Guardia di Finanza in Puglia , è stata eseguita un’intensificazione dei servizi di contrasto ai traffici illeciti in genere, specie con riguardo alla recrudescenza del fenomeno del contrabbando di tabacchi lavorati esteri.  In tale contesto una pattuglia delle Fiamme Gialle ha proceduto al controllo di un’autovettura nei pressi del quartiere “Paolo VI” del capoluogo jonico.

cdG finanza contrabbandoAi militari non è sfuggita sia la particolarità che l’automezzo risultasse notevolmente “appesantito” nella parte posteriore e sia gli evidenti segni di apprensione mostrati dal fermato,  Ciro Palma nato e residente a Napoli il quale ha falsamente sostenuto che stava effettuando un trasloco di masserizie presso una località balneare della litoranea tarantina.  I Finanzieri hanno proceduto all’apertura del cofano posteriore dell’autovettura per controllarlo, trovandoci dentro invece diversi scatoloni, contenenti complessivamente 115 chilogrammi di sigarette delle marche “REGINA” e “CHESTERFIELD” sprovvisti del sigillo dei Monopoli di Stato.

Il contrabbandiere napoletano veniva quindi tratto in arresto per il reato di contrabbando di tabacchi lavorati esteri ed associato presso la Casa Circondariale di Taranto, a disposizione dell’Autorità Giudiziaria. Sono in corso le indagini finalizzate a risalire ai canali di approvvigionamento dei tabacchi.